I Cimiteri austro-ungarici: una ricerca sul territorio

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Bestattung eines Soldaten am Friedhof in Dornberk (Dornberg)

Venerdì 3 giugno, alle ore 18.00

Si chiude all’Auditorium del Museo Revoltella il ciclo di incontri su “Due fronti, una città”, organizzato da La Capella Underground insieme al Comune di Trieste, che ha promosso la mostra ospitata al Salone degli Incanti fino al prossimo 19 giugno.

L’ultimo appuntamento con le storie triestine durante la prima Guerra mondiale è dedicato ai“Cimiteri austro-ungarici: una ricerca sul territorio” con l’intervento di Igor Dolenc.

Subito dopo la dichiarazione di guerra all’Austro-Ungheria (23 maggio 1915), l’esercito italiano incominciò una serie di azioni belliche sul fronte carsico che ben presto sfociarono in una sanguinosa guerra di trincea. In conseguenza di ciò vennero aperti nelle immediate retrovie numerosi ospedali da campo per la cura dei feriti in battaglia e allo stesso tempo si dovette provvedere alla sepoltura di coloro che in questi ospedali trovarono la morte, vuoi per le ferite subite vuoi per malattie causate dalle precarie condizioni igieniche in cui si trovarono a combattere. Vennero così predisposti numerosi cimiteri di guerra ma le sepolture si moltiplicarono presso tutti i cimiteri civili della provincia, anche in quelli di altre confessioni religiose.

Oltre al cimitero militare di Zaule ne vennero costruiti altri: cinque nei dintorni di San Pelagio, due a Prosecco, due a Opicina e uno a Basovizza.
La situazione odierna delle sepolture dei caduti della grande guerra è il risultato di una serie di rimaneggiamenti che, a partire dalle esumazioni dei caduti italiani negli anni ’20 – ’30 a seguito della costruzione dei grandi sacrari di Redipuglia e Oslavia, si protrassero per la parte austro-ungarica fino agli anni ’70.
Oggi di cimiteri militari ne rimangono solamente due, quello di Prosecco e quello di Aurisina. A questi vanno però aggiunti i caduti che si trovano tuttora in alcuni cimiteri civili come a S. Croce, a Basovizza, a S. Anna, al cimitero ebraico piuttosto che in quello ottomano.

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